Casalinghe sono “lavoratrici indipendenti”: sentenza del giudice del lavoro di Venezia
Firenze – Il congedo di paternità è un diritto anche quando la moglie è casalinga.
La vicenda riportata dal Corriere.it riguarda un poliziotto della questura di Venezia, dipendente del settore amministrativo.
Con la nascita della figlia, con handicap molto gravi, l’uomo aveva chiesto di poter utilizzare il congedo di paternità ed i permessi residui per prendersi cura della famiglia.
Il Ministero dell’Interno gli aveva però negato l’utilizzo di entrambi gli strumenti giustificando il diniego con la motivazione che la moglie è casalinga e quindi sempre presente in famiglia.
E’ partito il ricorso che è finito nella mani del giudice del lavoro Margherita Bortolaso che ha dato torto al Ministero.
Nella sentenza si legge “non concedere i permessi e il congedo al poliziotto è stato un atto illegittimo”. Scrive ancora, il giudice del lavoro, secondo quanto riportato dal Corriere.it :“L’illegittimità del diniego opposto dall’Amministrazione (il ministero dell’Interno, ndr ) alla fruizione dei benefici richiesti ha comportato una evidente discriminazione a danno del poliziotto rispetto alla generalità dei lavoratori padri che si trovano nelle sue stesse condizioni”.
Il giudice ha condannato il ministero dell’Interno a “pagare al lavoratore discriminato un importo pari ai numeri dei permessi e alle giornate di congedo negate”: 9.750 euro riconoscendo allo stesso tempo la moglie, casalinga come lavoratrice indipendente.
Anche se sono ancora tante (troppe) le persone a considerare le casalinghe “non lavoratrici”, la sentenza smentisce il luogo comune e riconosce a pieno il loro lavoro di cura e accudimento della famiglia.